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Le banche italiane

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Quanto valgono?

Quanto valgono oggi le principali banche italiane?
La capitalizzazione complessiva attuale delle banche italiane è (agosto 2011) di 75 miliardi di euro, ma nel 2007 valevano circa 220 miliardi di euro.
Cosa significa? Significa che il loro valore dal 2007 al 2011 è sceso del 60% !
Le azioni di Unicredit sono calate dai 70 euro di metà 2007 ai 2,5 euro di inizio 2012, con una perdita di capitalizzazione di oltre il 95% (significa che  10.000 euro investiti in azioni Unicredit si sono ridotti a meno di 500 Euro); la stessa sorte, ma con proporzioni diverse, ma sempre sostenute, è accaduta anche a Banca MPS (da 3,5 a 0,25 euro), Banca Intesa (da 6 a 1,15 euro), Banco Popolare (da 16 a 0,90 euro) e Ubibanca (da 21 a 2,8 euro).
E’ chiaro che le banche italiane non solo portano le cicatrici della crisi finanziaria più imponente del dopoguerra, ma anche del peggioramento della situazione del debito pubblico italiano e quindi della percezione del rischio Italia.
Le banche stanno oggi vivendo, non solo in Italia, il loro peggior periodo in quanto stanno subendo un generale e progressivo processo di deterioramento della qualità del credito precedentemente erogato: i prestiti concessi a clienti una volta considerati solvibili oggi si stanno trasformando in un incubo a causa della crisi economica, nonché per il generale calo dei titoli di stato.



banche italiane

Le banche più grandi

Spesso la classifica delle banche più grandi viene compilata in ordine di capitalizzazione di mercato (cioè di valore di mercato di tutte le azioni di una società), ma poiché questo valore può cambiare col salire o scendere delle quotazioni delle azioni, qui consideriamo (sempre in miliardi di euro) prima il capitale sociale conferito dagli azionisti (indicativo delle risorse cui l'azienda può contare da parte dei propri azionisti) e indichiamo anche gli sportelli aperti in Italia.

gruppo bancario capitale sociale capitaliz-zazione sportelli
UniCredit 19,6 16,0 4410
Intesa Sanpaolo 8,0 16,5 5581
Monte dei Paschi di Siena 7,4 2,7 2415
Banco Popolare 4,2 1,7 1684
Banca Popolare di Milano 2,8 1,1 548
Ubi Banca 2,2 2,2 1884
Banca Carige 2,1 1,7 557
Banca Credito Valtellinese 1,3 0,4 200
Banca Popolare Emilia Romagna 0,99 1,3 1300
10° Mediobanca  0,4 2,7 5 *

Note:
* Mediobanca, quale banca d'affari, ha solo sedi ed uffici regionali; del gruppo fanno parte Chebanca ed altre attività di cui non sono qui considerati gli sportelli.

Banche a rischio?

Le banche raccolgono i depositi dei risparmiatori e li prestano a imprese e a famiglie (con i mutui) . Le nove principali banche italiane (che rappresentano poco più della metà del mondo bancario italiano) hanno prestato circa 1400 miliardi di euro (quasi due terzi del PIL italiano).
Ma non sempre questi soldi vengono restituiti alle banche: in un momento di crisi imprese e famiglie talvolta non riescono a pagare i loro debiti. Per questo le banche accantonano alcune somme allo scopo di coprirsi da queste potenziali perdite.
Il problema è stimare correttamente le possibili perdite e quindi la percentuale da accantonare per copertura dei rischi.
Le banche spagnole sulla carta avevano bilanci migliori proprio perché non consideravano incerti prestiti in realtà inesigibili: alla fine del 2011 sembrava che le loro banche avessero coperto quasi il 60 per cento dei crediti dubbi. Poi si è scoperto che molte sofferenze non erano state considerate tali e che dunque gli accantonamenti fatti fossero inferiori al 20 per cento del totale dei rischi. Quando i tassi sono saliti, le banche sono saltate.
La questione principale da affrontare è il grado di copertura delle sofferenze, ovvero gli accantonamenti che le banche devono prudenzialmente fare in bilancio a copertura dei rischi creditizi.
Gli accantonamenti delle banche italiane sono stati giudicati insufficienti dal Fondo Monetario Internazionale nell’autunno 2012.
Ai rilievi del Fmi ha replicato duramente l’Associazione Bancaria Italiana (Abi), che ha evidenziato il diverso modo di contabilizzare i crediti in sofferenza delle banche italiane rispetto a quelle degli istituti di altri Paesi europei.
La definizione di crediti a rischio ("impaired") in Italia sarebbe “più ampia di quella data in molti Paesi europei, perché comprende l’insolvenza, la difficoltà finanziaria temporanea, la ristrutturazione (con o senza perdite per il creditore) oltre ai pagamenti scaduti".
Secondo Mediobanca la copertura per i crediti deteriorati delle banche italiane è al 46%, "in linea con le banche tedesche".
Secondo l'Abi i crediti a rischio hanno raggiunto a fine novembre 2012 i 122 miliardi di euro, ma secondo altri ammonterebbero a 208 miliardi di euro.

FONTI (banche)

logohttp://www.unicredit.it/it/info/datisocietari.html
http://www.group.intesasanpaolo.com
http://www.mps.it
http://www.eugeniobenetazzo.com/crisi-banche-capitalizzazione.htm
http://www.liquida.it/fulvio-coltorti/bestof/news/?id=15416623
http://www.formiche.net/2013/01/21/le-banche-italiane-supereranno-lesame-del-fmi-parola-di-mediobanca/