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Un poco di storia: UK dentro e fuori le Comunità Europee

L'idea di un'unione europea, diffusasi dopo la seconda guerra mondiale, allo scopo di eliminare l'eventualità di nuovi conflitti fra le sue nazioni, era ben vista dal britannico Winston Churchill, primo ministro conservatore, che aveva invocato la creazione degli "Stati Uniti d'Europa".
Ma in entrambi i principali partiti inglesi (conservatori e laburisti), vi è sempre stata una forte corrente che, in difesa della assoluta sovranità e insularità  britannica, è stata contraria all'integrazione europea.

Il Regno Unito, insieme a Francia, Belgio, Olanda e Lussemburgo, il 17 marzo 1948 firmò a Bruxelles il Trattato che istituiva la prima organizzazione europea (di sicurezza militare e cooperazione politica): l'Unione Europea Occidentale.

Invece, quando nel 1951 la Francia, il Belgio, l'Olanda e il Lussemburgo con la Germania ovest e l'Italia creavano con il trattato di Parigi la Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA), promossa dal francese Schuman sul principio che, non avendo il controllo sulla produzione di carbone e acciaio, nessun paese sarebbe stato in grado di combattere una guerra, il Regno Unito rifiutò di parteciparvi non ritenendolo conforme a propri interessi nazionali.
brexit Nel 1957, gli stessi sei Stati (Francia, Germania ovest, Italia e Benelux) firmarono i trattati di Roma, dando inizio alla alla Comunità Europea dell’Energia Atomica (CEEA o Euratom) e, principalmente, alla Comunità Economica Europea (CEE), che aveva come obiettivo l'unione economica dei suoi membri fino a portare ad un'eventuale unione politica.

Nel 1970 il governo inglese con Danimarca, Norvegia, Svezia, Portogallo, Austria e Svizzera creava un’organizzazione alternativa simile alla CEE, ma orientata esclusivamente alla liberalizzazione delle tariffe economiche: l’Area Europea di Libero Scambio.

Nel 1961 la Gran Bretagna – con il governo dei conservatori – chiese ufficialmente l’ingresso nella CEE, insieme alla Danimarca e all’Irlanda, seguite nel 1962 dalla Norvegia.
Nel 1963 I negoziati vengono interrotti dopo che il presidente francese, de Gaulle, mette in dubbio la volontà del Regno Unito di entrare davvero nella Comunità.
Nel 1967 il Regno Unito (con il governo laburista), Danimarca, Irlanda e Norvegia chiedono una seconda volta l’ingresso nella CEE, ma Il generale de Gaulle si dimostra ancora riluttante ad accettare l'ingresso del Regno Unito. 

Nel 1969 i quattro stati candidati chiedono per la terza volta l’ingresso nella CEE; i negoziati durano più di tre anni e finalmente dal 1973 Regno Unito (con governo conservatore), Danimarca e Irlanda sono membri della CEE (la Norvegia rinunciò a seguito del prevalere dei NO nel referendum tenutosi nel 1973 e ripetuto con lo stesso risultato nel 1995).

brexit Nel 1975, il governo laburista indisse il primo referendum popolare di tutta la storia del Regno Unito, chiedendo ai cittadini britannici se favorevoli o meno alla partecipazione alla CEE con il quesito: «Do you think that the United Kingdom should stay in the European Community (the Common Market)?». Vince il SI con il 67 % dei voti.
Il referendum (consultivo non vincolante, come previsto dall'ordinamento inglese) fu vinto sulla base di considerazioni principalmente economiche; il Regno Unito aveva bisogno del mercato comune europeo per risollevarsi economicamente, non voleva invece un’unione politica.

Nel 1984 la premier inglese, Margaret Thatcher, ottenne dalla Comunità europea che i soldi, che Londra versava come contribuente nelle casse dell’UE e che finivano per sovvenzionare l’agricoltura europea, tornassero indietro ("I want my money back!").

Nel 1990 il Regno Unito entrò a partecipare agli Accordi Europei di Cambio (AEC), che era stati stipulati nel 1979 allo scopo di ridurre la volatilità dei tassi di cambio delle diverse valute nazionali e garantire maggiore stabilità alle economie europee prima di lanciare la moneta unica, ovvero l’euro.
Il governo britannico aveva scelto di fissare il cambio della sterlina a quasi 3 marchi tedeschi ed era obbligato a mantenere questo cambio entro una oscillazione del 6%. Era un valore troppo alto che contribuì a mettere in ginocchio il paese, che finì ben presto in recessione a causa di una valuta troppo forte. Dopo soli due anni, il governo britannico annunciò il ritiro della sterlina dagli Accordi Europei di Cambio, liberandola definitivamente dal cambio dell’euro.

Nel 1993, il Trattato di Maastricht trasformava la CEE in Unione Europea; il leader conservatore, Major, riuscì a ottenere per il Regno Unito l'esonero ("opt-out") dalla moneta unica, dalla Convenzione di Schengen e dal protocollo sociale; quando tornò in patria fu accolto dalla stampa e dal suo partito come un eroe.
 
Nel 2003, alla vigilia dell'allargamento della UE Londra riuscì a farsi confermare lo "sconto" ottenuto anni prima dalla Thatcher.

Dal 2008 al 2015, il PIL (prodotto interno lordo) inglese è cresciuto (+35%) più di quelli dei paesi dell'eurozona (Germania +18%, Italia +0,2%), ma con una distribuzione a sfavore delle classi meno abbienti, facile preda dei populismi.

brexit Nel febbraio 2016, contrario ad assicurare i benefici economici ai lavoratori di altri Paesi Ue trasferitisi nel Regno Unito ed avverso ad ogni ulteriore integrazione politica con l'Europa, il primo ministro conservatore Cameron, ha ottenuto dalla UE un trattamento particolare per il Regno Unito, ma non ha saputo gestire la divisione senza precedenti generata nel suo partito dall'anti-europeismo del partito indipendista (Ukip) in ascesa, trasferendone la soluzione sugli elettori.

Il 23 giugno 2016 i cittadini del Regno Unito si sono espressi a sorpresa con il 51,9 % per l'uscita dalla Unione Europea.
Peraltro in Scozia il 68 % e in Irlanda del Nord il 56 % dei cittadini ha votato per restarci, ma su un totale di 64 milioni di abitanti del Regno Unito, la Scozia, unita all'Inghilterra fin dal 1707, conta poco più di 5 milioni di abitanti, e l'Irlanda del Nord, meno di 2 milioni.

L'uscita dalla UE è contemplata dall’articolo 50 del Trattato di Lisbona, finora mai utilizzato. Nella storia dell’Europa unita non c’è nessun precedente.

I referendum europei

Dal 1957, anno in cui Italia, Francia, Germania ovest, Belgio, Olanda e Lussemburgo hanno stipulato il Trattato di Roma con cui davano inizio alla Comunità Economica Europea (CEE), sono stati svolti  referendum sull'integrazione europea in ben 22 nazioni.

Referendum sull'adesione alla UE

Hanno avuto risultati a favore dell'adesione alla Unione Europea i 14 referendum promossi in altrettante nazioni, mentre i 2 effettuati in Norvegia hanno dato un esito contrario (e così la Norvegia non è entrata a far parte della UE).




Referendum sull'euro

Hanno avuto risultati negativi gli unici due referendum promossi per l'adesione all'euro.


Referendum sull'adesione alla UE

anno - paese - affluenza - a favore
1972 Norvegia 79 % 45 %
1972 Danimarca 91 % 63 %
1994 Austria 82 % 67 %
1994 Finlandia 71 % 57 %
1994 Svezia 83 % 53 %
1994 Norvegia 89 % 48 %
2003 Malta 91 % 54 %
2003 Ungheria 46 % 84 %
2003 Slovenia 60 % 90 %
2003 Lituania 64 % 67 %
2003 Slovacchia 51 % 94 %
2003 Polonia 59 % 77 %
2003 Rep. Ceca 55 % 77 %
2003 Estonia 64 % 67 %
2003 Lettonia 73 % 67 %
2012 Croazia 43 % 66 %

Referendum sull'euro

anno - paese - affluenza - a favore
2000 Danimarca 88 % 47 %
2003 Svezia 83 % 42 %

FONTI

logo http://europa.eu/about-eu/eu-history/founding-fathers/index_it.htm
http://www.geocities.ws/osservatore_europeo/approfondimenti/semi07.htm
http://it.euronews.com/2016/06/23/la-storia-del-regno-unito-nell-ue-le-tappe-principali
http://segnalazionisulforex.blogspot.it/2014/02/storia-del-forex-la-svalutazione-della_7.html
http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2016-06-05/oltre-l-ambiguita-110358.shtml
https://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_sull'integrazione_europea