economia x noi

2013 monte dei paschi: una storiaccia italiana

Home Page



Vai alla successiva

logo

Monte dei Paschi di Siena

logo MPS La Banca Monte dei Paschi di Siena, le cui origini come banca risalgono al 1622 e come monte di pietà al 1472, è la più antica banca del mondo; il nome rimanda ai pascoli demaniali della Maremma (i cosiddetti "Paschi") le cui rendite furono poste a garanzia dei depositi dal Granduca di Toscana.
Nel 1995 il governo italiano, per separare la gestione della banca dalla proprietà pubblica l'ha divisa in due enti: la Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A e la Fondazione Monte dei Paschi di Siena, un ente no-profit che ha finalità di assistenza e beneficenza, nonché di utilità sociale nei settori dell'istruzione, della ricerca scientifica, della sanità e dell'arte, soprattutto della città e della provincia di Siena.
Dal 1999 la Banca Monte dei Paschi di Siena è quotata in Borsa.
Successivamente, MPS ha incrementato la presenza nell'Italia settentrionale con l'acquisizione della Banca Agricola Mantovana e nel meridione con quella della Banca del Salento (poi Banca 121).
Fondazioni bancarie
Le fondazioni bancarie sono nate a seguito della legge n. 218 del 1990 (la legge-delega Amato-Carli), che dispose che gli enti bancari diventassero società per azioni, sotto il controllo di fondazioni, le quali avrebbero poi dovuto vendere le azioni sul mercato.
Il fine della legge era di mantenere le attività di assistenza e beneficenza tipiche delle "casse di risparmio", consentendone l'apertura al mercato per quanto riguarda la proprietà e la gestione.
Le fondazioni bancarie sono criticate per essere a rischio di clientelismi e scambi di influenze, se non in mano a lobby di ex-politici e faccendieri.

L'acquisto di Antonveneta

Nel 2008, il Monte dei Paschi di Siena acquista dal Banco Santander il gruppo Banca Antonveneta (circa 1000 sportelli, compresi anche Credito Lombardo, Banca Nazionale dell'Agricoltura e Banca Cattolica) allo scopo di espandersi nelle regioni del nord-est.
L'operazione è decisa e voluta dal presidente Giuseppe Mussari (Pd), ed avallata dagli azionisti, in primis la Fondazione Mps guidata da Gabriello Mancini (sempre Pd), e dalle istituzioni locali di riferimento (tutte a maggioranza Pd).
Nonostante le trionfalistiche dichiarazioni di Mussari, l'acquisto di Antonveneta viene criticato per il prezzo (ufficialmente 9 miliardi) giudicato troppo elevato, perché Antonveneta era stata acquistata da Abn per 7,5 miliardi, poi nell'operazione con cui Santander ha acquistato Abn Amro era stata valutata 6,6 miliardi di euro.
Nell'assemblea degli azionisti di MPS dell'aprile 2012, il presidente del collegio sindacale, Tommaso Di Tanno aveva infatti risposto a un azionista che «il valore patrimoniale della banca Antonveneta era di 2,3 miliardi e fu acquistata per 9 miliardi».
Dall'acquisto di Antonveneta derivano i guai di MPS e i procedimenti giudiziari contro i suoi amministratori.
Quanto è costata davvero Antonveneta?
Mussari L'acquisto di Antonveneta è sotto indagine dei magistrati della Procura di Siena e del nucleo valutario della Guardia di Finanza: c'è il sospetto che Giuseppe Mussari abbia truccato i conti della banca senese.
Negli atti dell'inchiesta dei pm di Siena, ci sarebbero otto bonifici partiti dal Montepaschi ed effettuati nel periodo compreso tra il 30 maggio del 2008 ed il 30 aprile del 2009.
Il primo bonifico, di 9 miliardi e 267 milioni, corrisponde all'acquisto vero e proprio ed è diretto ad Amsterdam, alla Abn Amro (gruppo Santander, che ha venduto Antonveneta).
Con gli altri sette bonifici Mps si accolla i debiti: cinque vanno direttamente al Banco Santander per circa 5,1 miliardi di euro, mentre altri due bonifici sono invece diretti alla Abbey National Treasury Service di Londra (collegata al Banco Santander) per altri 2,6 miliardi.
Perché questi ultimi due seguono un percorso obliquo?
Quanto è costato davvero l'acquisto di Antonveneta? 17 miliardi di euro?
Secondo i magistrati, durante la gestione Mussari, al vertice di MPS agiva un gruppo di persone che avrebbe accettato la "plusvalenza" proprio per spartirsi i soldi versati in più. E che poi, quando i conti erano ormai in profondo rosso, avrebbe messo in atto altre operazioni ad alto rischio per cercare di ripianare il debito. Soprattutto quelle sui derivati che furono tenute nascoste e dunque non contabilizzate. Per questo, oltre ai reati specifici, è scattata l'accusa di associazione per delinquere nei confronti dello stesso Mussari, dell'ex direttore generale Antonio Vigni, dell'ex capo dell'Area Finanza Gianluca Baldassari e del suo vice Alessandro Toccafondi.
"il groviglio armonioso"
Il consiglio della Fondazione, costituito da 16 membri, è nominato da: Comune (8), Provincia (5), Regione (1), Università di Siena (1) e Arcidiocesi (1).
Il mandato assegnato dalla politica alla Fondazione è chiaro: difesa della "senesità" del Montepaschi.
Il MPS, con le sue sedi principali, contribuisce, insieme alla stessa Fondazione, a creare circa un sesto del Pil della provincia di Siena.
La Fondazione ha finanziato per anni centinaia di iniziative, a cominciare dal famoso Palio di Siena.
MPS

Le ultime parole famose

“Il rafforzamento patrimoniale delle banche italiane – rileva il presidente della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, Gabriello Mancini - è un’operazione ...  a cui non si è sottratta Banca Monte dei Paschi di Siena con la decisione di varare l’aumento di capitale. La Fondazione condivide l’obiettivo di rafforzare il patrimonio della banca con i benefici che ne deriveranno ... Per raggiungere tale obiettivo la Fondazione dovrà compiere un grande sforzo, ma non si sottrarrà all’impegno preso con le istituzioni e la comunità senese di difendere l’autonomia della banca, la sua non scalabilità ed il suo stretto legame con il territorio. Tutto questo comporterà una significativa svolta nell’attività istituzionale della Fondazione per la drastica riduzione delle risorse disponibili. D’altra parte se il bene più prezioso per tutti è la solidità della banca, questo valore deve essere non solo affermato e ribadito, ma soprattutto concretamente realizzato ... Attendiamo pertanto  ...  prospettive rassicuranti per i soci, per l’intera comunità senese e toscana".
11 aprile 2011: comunicato stampa della Fondazione MPS su aumento di capitale di Banca MPS

Perché è affondata la fondazione?

L'acquisto di Antonveneta, avvenuto dopo il via libera del 17 marzo 2008 della Banca d'Italia, è stato finanziato con circa 2 miliardi di liquidità, con la cessione di partecipazioni ed immobili e con un aumento di capitale di 6 miliardi euro (5 miliardi  dagli azionisti e 1 riservato alla JP Morgan). A garantire l'operazione, un consorzio di banche internazionali composto da Merrill Lynch, Citigroup, Credit Suisse, JP Morgan e Mediobanca, che copriva anche il resto del finanziamento fino a un totale di 10 miliardi.
La Fondazione, per non perdere il controllo della Banca tramite la maggioranza dei diritti di voto, ci mise 2,9 miliardi liquidi più altri 490 milioni contraendo i bond Fresh emessi in quell'occasione.
Poi, sempre per mantenere la maggioranza dei diritti di voto, la Fondazione nel luglio  2011 ha sostenuto un ulteriore aumento di capitale, versando ancora oltre un miliardo di euro e indebitandosi per 600 milioni con un consorzio di banche (Barclays, BNP Paribas, Credit agricole, Deutsche Bank, Goldaman Sachs, Intesa, JP Morgan, Mediobanca, Natixis, Royal Bank of Scotland, Unicredit).
Ma il fabbisogno finanziario della Fondazione si è ulteriormente aggravato a seguito del repentino calo del valore di borsa del titolo Monte dei Paschi, con conseguente impossibilità della Fondazione di pagare i debiti contratti e quindi  necessità di vendere (anche se male dato il generale calo del mercato azionario) non solo partecipazioni in altre attività (Cdp, F2i, Sator, Mediobanca) per circa 200 milioni, ma anche il 12,66% delle azioni del MPS, perdendo la maggioranza dei diritti di voto.
Se alla fine del 2007, prima dell'acquisto di Antonveneta, la Fondazione aveva chiuso il bilancio con un avanzo di 400 milioni di euro, con la proprietà di oltre il 50% del capitale di MPS e un vasto patrimonio (per un valore doppio a quello della partecipazione in MPS); alla fine del 2012, ha chiuso il bilancio con 350 milioni di debito, ha dovuto svendere le partecipazioni ed è scesa al 33% delle azioni di MPS.
sede MPS
 Conti taroccati. E i controlli?
A gennaio del 2008 MPS presenta alla Banca d’Italia l’istanza per l’acquisizione del gruppo Antonveneta, prevedendo un costo di circa 9,5 miliardi.
Bankitalia sostiene di aver valutato l'operazione secondo la normativa vigente in relazione all’adeguatezza patrimoniale e in base alla sua sostenibilità finanziaria da parte di MPS, ma sembra strano che Bankitalia non abbia avanzato riserve sul prezzo troppo elevato di Antonveneta e sulla eccessiva esposizione di MPS, anche considerando che la capitalizzazione del MPS al novembre 2007 era pari a 11 miliardi e che la situazione debitoria di Antonveneta destava preoccupazioni.
Ma, forse, che il MPS si facesse carico di Antonveneta poteva apparire un elemento di stabilizzazione del sistema e questo probabilmente ha indotto Banca d'Italia ad un atteggiamento "morbido": ha chiesto a Monte dei Paschi solo di ricapitalizzarsi.
Il 17 marzo 2008 la Banca d'Italia da il via libera e MPS acquista Antonveneta.

Poveri investitori!

I mercati non hanno dato molta fiducia a questa operazione a giudicare dalle quotazioni: anche per la congiuntura economica sfavorevole, le azioni di MPS, dai 4,20 euro per azione del 8.11.2007 (giorno dell'annuncio dell'acquisizione di Antonveneta) sono gradualmente scese fino a 2,80 euro il 17.3.2008 (giorno del via libera all'acquisizione di Bankitalia) e così continuando fino ai 18 centesimi per azione del gennaio 2014.
Chi nel 2007 aveva investito 100 euro si ritrova oggi con solo 5 euro!
Un po' di puzza d'imbroglio:
1) i bond Fresh
Banca d'Italia aveva chiesto al MPS di aumentare il capitale:
Mussari chiede allora ai soci di comprare un miliardo di bond convertibili in azioni, i F.R.E.S.H. (Floating Rate Equity-linked Subordinated Hybrid preferred securities).
Il vantaggio (per la banca) di queste obbligazioni è che possono essere contabilizzate come capitale della banca invece che come debito, in quanto oltre ad essere convertibili in azioni, se la banca un anno non realizza profitti non è tenuta a pagare il rendimento dell'obbligazione.
L'investimento era comunque allettante (rendimento pari all'euribor a tre mesi +4,25%), con in più la "garanzia" che la Fondazione proprietaria di MPS ne aveva comprati ("sottoscritti") il 49%.
Ma sono bond ad alto tasso di rischio e, dopo lo scandalo dell'americana Lehman Brothers e la crisi bancaria del 2008, Bankitalia invita anche MPS a rafforzare questi bond: se MPS vuole considerare quei bond capitale, i FRESH devono distribuire la cedola non quando la banca realizza l'utile ma quando lo distribuisce agli azionisti.
Nel 2010 per aggirare la norma di Bankitalia, MPS sul bilancio 2009 distribuisce sì gli utili, ma solo 1 centesimo per azione per un totale ridicolo: 188mila euro.
Ma così è scattata la cedola da decine di milioni sul Fresh e la Fondazione MPS ne ha incassato il 49%.  La trovata più spettacolare di Mussari !
Come mai Bankitalia non si è insospettita davanti a un dividendo ridicolo di 1 centesimo ad azione, il minimo possibile?

2) Santorini
Sempre nel 2008, MPS ha subito una perdita di 367 milioni su un contratto derivato con Deutsche Bank, basato sul valore delle azioni di Intesa SanPaolo di proprietà del Monte dei Paschi (diminuite del 50% del valore per la crisi finanziaria). Per coprire questo buco di bilancio, il Monte dei Paschi ha preferito rimpiazzare l'operazione: la banca tedesca ha  prestato circa 1,5 miliardi di euro al MPS attraverso una transazione chiamata Progetto Santorini.
Dai documenti sembrerebbe che la banca tedesca incassi fin da subito circa 60 milioni di euro per un prestito con scadenza a fine 2018. E che la banca senese abbia fornito una garanzia ai tedeschi contro la svalutazione di titoli di Stato italiani, venduti ai tedeschi, per un ammontare di 1,5 miliardi di euro, attraverso un contratto derivato "Santorini" con due opzioni (digital option): una sarebbe stata positiva per Deutsche Bank (in caso di svalutazione dei titoli di stato italiani), l'altra per Monte dei Paschi.
Nel 2009 la liquidazione dell'operazione ha portato perdite per 224,4 milioni.  

3) Alexandria
Nel 2009 Mussari sta andando con i conti in rosso sotto il peso della sciagurata acquisizione di Antonveneta, per rinviare i problemi ottiene dalla banca giapponese Nomura (che nel 2008 aveva rilevato le attività europee della fallita Lehman Brothers) di ricontrattare un'altra operazioni in forte perdita: Alexandria (derivati basati su rischiosi mutui ipotecari).
Anche la banca giapponese fa il favore, ma ottenendo una nuova complicata manovra su titoli di Stato (Btp a scadenza 2034) con cui si rifa abbondantemente ma a lungo termine, consentendo a Mussari di nascondere per un po’ il buco del bilancio.
Nel 2009 Bankitalia avvia finalmente alcune ispezioni che rilevano che MPS, in carenza di liquidità, si è fatta prestare ("operazioni di repo") circa 5 miliardi di euro da Deutsche Bank e Nomura e  dando in garanzia titoli di stato, "con profili di rischio non adeguatamente controllati e valutati dalla struttura di MPS né compiutamente riferiti alla Banca d'Italia".
Con questo scambio, migliorando il profilo di rischio, veniva abbellito il bilancio 2009, ma solo in apparenza, in quanto c'era con Nomura un altro contratto di 49 pagine in inglese ("Mandate agreement"), che Mussari, presidente, e Antonio Vigni, direttore generale, hanno mantenuto segreto, chiudendolo in cassaforte.
Il secondo contratto “rimborsava” i giapponesi, in quanto, come si dice in una telefonata tra Mussari e Sadeq Sayed, presidente di Nomura in Europa, il Monte Paschi “si impegnava ad entrare in un asset swap e due operazioni pronti contro termine a 30 anni legate a tale swap”.
I nuovi vertici del MPS, Alessandro Profumo, presidente, e Fabrizio Viola, amministratore delegato, hanno scoperto solo il 10 ottobre 2012 il contratto segreto con la banca Nomura relativo al derivato Alexandria.
Per le possibili conseguenze, il MPS ha dovuto incrementare di 500 milioni di euro (da 3,4 a 3,9 miliardi) la richiesta di prestiti al ministero dell’Economia ("Monti bonds").

Nell’autunno del 2011, lo spread supera quota 500. La banca senese è pesantemente esposta sui titoli di Stato italiani, la cui perdita di valore è misurata dall’impennata dello spread. L’Eba (European banking authority) ordina a Mps una di aumentare il proprio capitale di 3,3 miliardi di euro entro il 20 gennaio 2012.
Scatta l’allarme: il direttore generale Antonio Vigni viene sostituito con un uomo di fiducia della Banca d’Italia, Fabrizio Viola. 
Il presidente del Monte, Giuseppe Mussari, prima minaccia un ricorso alla Corte di Giustizia europea contro la raccomandazione Eba, ma poco dopo si dimette e viene sostituito da Profumo. 
Dai primi di maggio il MPS è oggetto di perquisizioni per l’inchiesta sull' acquisizione di Antonveneta.
Mussari dal 2010 presidente dell'Abi, l’associazione delle banche italiane, nel giugno 2012 viene riconfermato nell'incarico, all'unanimità.
Il 9 ottobre 2012, agli azionisti che invocano l’azione di responsabilità contro Mussari, Profumo replica seccamente: “Non abbiamo elementi”.
Il giorno dopo si trovano gli elementi: il 10 ottobre Viola scova in fondo a una cassaforte in uso al suo predecessore Vigni il contratto segreto (mandate agreement) relativo ai  derivati Alexandria.
 dicembre 2012, prima dello scandalo, Profumo ha avuto dal governo Monti un prestito di quell’importo, perpetuo ma convertibile in azioni quando lo decida la banca. 
L’esistenza del mandate agreement viene rivelata dal Fatto il 22 gennaio 2013, con un articolo di Marco Lillo. Lo scandalo esplode e Mussari si dimette dall’Abi.
Mussari è sotto processo per ostacolo alle autorità di vigilanza.
Ma la dirigente della Consob Guglielmina Onofri ha testimoniato al Tribunale di Siena che gli uomini di Viola avevano già trovato il 20 settembre – venti giorni prima – copia del contratto, con l’indicazione che l’originale si trovava in quella cassaforte; Viola è stato denunciato dall’associazione di risparmiatori Adusbef, per falsa testimonianza. 

FONTI

logohttp://www.mps.it
http://www.fondazionemps.it/newsletter
http://www.fondazionemps.it/ita/comunicati/anno2013
http://www.liquida.it/fulvio-coltorti/bestof/news/?id=15416623
http://www.lastampa.it/ MPS, storia di uno scandalo di Gianluca Paolucci
http://www.repubblica.it/economia/2013/01/27/news/
http://www.bancaditalia.it/media/chiarimenti/INterventi-MPS/Interventi_MPS3.pdf
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/22/mps-accordo-segreto-tra-mussari-e-nomura-per-truccare-conti/476937/
http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/il-pacco-del-bond-fresh-di-mps
http://www.economiaweb.it/mps-la-procura-indaga-e-la-rocca-trema/
http://www.corriere.it/economia/13_febbraio_01/mussari-gotti_5bdbf3e4-6c40-11e2-9729-7dce41528d1f.shtml
http://www.liberoquotidiano.it/news/1171853/Mps-Antonveneta-Fresh-bond-Mussari-i-dubbi-sulla-vigilanza-Bankitalia.html
http://www.repubblica.it/economia/finanza/2013/01/17/news/i_derivati_di_deutsche_bank_per_oscurare_le_perdite_del_monte_dei_paschi-50718830/
http://mentiinformatiche.com/2014/01/monte-dei-paschi-il-mistero-dei-bilanci-e-unaffare-di-stato.html