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2008 - il caso ISLANDA


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la bolla


islanda L’Islanda è un’isola all'estremo nord-ovest dell’Europa, uno stato che conta poco più di 300 mila abitanti, senza un proprio esercito e con un’economia incentrata sulla pesca. 
L'Islanda, prima della crisi, aveva un reddito pro capite tra i più elevati al mondo, un avanzo del 6% del PIL ed un debito pubblico di solo il 28% del PIL.
L'economia islandese cresceva del 6% l'anno, così gli strateghi della finanza globale hanno cominciato ad investire in Islanda.
Ad esempio con il «carry trade»: prendevano denaro in prestito dove costava poco (in Giappone) per comprare con buoni del Tesoro dell'Irlanda, dove il denaro costava (e quindi rendeva) il 6 - 7, ma anche 8,5%.
Denaro dal Giappone (100 milioni di abitanti), dall'Europa (460 milioni di abitanti), dagli USA (270 milioni di abitanti) in un Paese di 300 mila abitanti e in un mercato finanziario ed immobiliare da piccola città!
La Banca Centrale Islandese, in meno di due anni ha raddoppiato gli interessi che pagava sui propri Buoni del Tesoro, superando il 10%, fino al 15,5% nell'aprile 2008.
Con la globalizzazione, più aumentavano i tassi, più arrivava denaro estero assetato di profitti, e più l'economia islandese si riscaldava con l'arrivo di enormi capitali.
Nel 2001 il sistema bancario islandese era stato deregolamentato e poi totalmente privatizzato nel 2003. Così le banche islandesi hanno potuto gonfiarsi di debiti per compiere speculazioni finanziarie, creando una bolla economica.
L'Islanda aveva tre banche, la Glitnir, la Kaupthing, la Landsbanki: piccole banche di uno Stato di 300 mila abitanti, ma così piene di denaro, proveniente da tutto il mondo, che si sono buttate a fare acquisizioni all'estero, facendo man bassa di banche in Svezia, Norvegia, Danimarca. Gli imprenditori hanno fatto altrettanto: Jon Asgeir Johanneson, uno degli uomini più ricchi, ha acquistato il controllo di catene di negozi in Gran Bretagna: è diventato padrone di Hamley (giocattoli), di Oasis (abbigliamento, e del 10% del gigantesco Woolworths, grandi magazzini.
Tutto a credito, naturalmente.
kaupthing
glitnir
Le famiglie hanno fatto lo stesso: del resto anche i salari crescevano, come i prezzi delle case, che a Reykjavik (la capitale, 115 mila abitanti) sono raddoppiati in 2 anni.
Le imprese hanno fatto lo stesso. Tra il 2002 e il 2008 le azioni delle società quotate presso la Borsa islandese sono salite del 900 per cento. Il prodotto interno lordo è cresciuto del 5,5 per cento l'anno.
E più aumentavano case e azioni, più arrivavano soldi, per via telematica, dal Giappone, dall'Europa, dagli USA: perché investire in Islanda rendeva sempre più: 200 % sugli immobili, 400% sulle azioni.
L'Islanda, da un economia di pesca, sembrava avviata a diventare un altro di quei piccoli stati, come il Lussemburgo o la Svizzera, il cui elevato livello di benessere è sostenuto da un'economia di scambi finanziari.
Per anni i professoroni americani hanno stilato rapporti da dieci e lode sull’Islanda: Arthur Laffer, già consigliere economico di Ronald Reagan,  nel 2007: «L’Islanda è un esempio per il mondo».
Frederic Mishkin, professore della Columbia Business School, pagato 124 mila dollari dalla Camera di Commercio islandese per un rapporto dal titolo eloquente, «La stabilità dell’Islanda» che uscì giusto poco prima della crisi.
L'Islanda era considerata un' «economia emergente» in crescita «impetuosa», e per di più «pienamente integrata nel mercato finanziario globale».

lo scoppio

Le tre maggiori banche islandesi (Kaupthing, Glitnir e Landsbanki) avevano un debito estero di oltre 50 miliardi di euro (pari a circa 160.000 € per ogni abitante dell'Islanda) a fronte di un prodotto interno lordo dell'Islanda di 8,5 miliardi di euro.
Nel gennaio 2008, la Fitch, un'agenzia di rating, aveva espresso i primi dubbi sulla sostenibilità di quell'indebitamento.
Nel settembre 2008, erano trapelati dei documenti interni della Kaupthing: Wikileaks aveva reso pubblico un documento riservato che rivelava che la banca (Kaupþing banki, fondata nel 1982) aveva prestato miliardi di euro ai suoi principali azionisti, tra cui un totale di € 1430 milioni alla società "Exista" e a società controllate che possedevano il 23% della banca stessa.
La crisi è scoppiata non appena le banche islandesi non sono state più in grado di rifinanziare i loro debiti: la Glitnir aveva 750 milioni di dollari di debito con scadenza il 15 ottobre e, contemporaneamente, la Kaupthing, non essendo riuscita a ricollocare un'obbligazione a cinque anni, aveva un debito di 625 milioni di dollari.
Così, il 29 settembre 2008, il governo islandese ha annunciato un piano per la nazionalizzazione della Glitnir tramite l'acquisto del 75% delle azioni per € 600 milioni.
Il Il 5 ottobre il giornale inglese "The Guardian" scriveva: "L'islanda è sull'orlo del collasso. L'inflazione e i tassi d'interesse sono schizzati in alto. La corona, la moneta islandese, è in caduta libera."
Molti investitori inglesi ed olandesi hanno iniziato a ritirare i loro depositi.
Di fronte al precipitare della situazione, l'Althing, il Parlamento islandese, ha approvato una legislazione d'emergenza che ha concesso al governo ampi poteri in campo bancario e finanziario.
Così, ancora prima che l'acquisto della Glitnir venisse approvato dagli azionisti, il 7 ottobre il governo, tramite l'Autorità di vigilanza finanziaria islandese (Icelandic Financial Supervisory Authority - FME), ha messo in liquidazione la Glitnir.
landsbanki Inoltre, sempre il 7 ottobre, il governo islandese, ancora tramite la FME, ha preso anche il controllo della  Landsbanki, e, il giorno dopo, ha messo in amministrazione controllata anche la Kaupthing.
In quanto praticamente fallite, il governo islandese ha dovuto mettere sotto il proprio controllo tutte e tre le banche nazionali islandesi.
Contemporaneamente, la Banca Centrale d'Islanda ha abbandonato il tentativo di mantenere il cambio fisso della corona islandese (kronur) a 131 per euro e, il 9 ottobre, la corona islandese è precipitata ad un cambio di 340 per un euro.
Sempre il 9 ottobre 2008, il governo islandese ha scorporato la parte islandese della banca, come "Nyi  Landsbanki" (nuova Landsbanki), poi, il 21 ottobre, ha ceduto la parte norvegese della Glitnir ad un consorzio di banche (per un prezzo ritenuto circa un sesto del valore).
Il 15 ottobre la banca centrale ha ridotto il tasso d'interessa dal 15% al 3,5% e, il 28 novembre, le autorità islandesi hanno stabilito nuove norme valutarie: i movimenti di capitale da e per l'Islanda sono stati vietati senza una licenza della banca centrale; a quel momento gli investitori stranieri possedevano circa € 2,9 miliardi di titoli in corone islandesi (comunemente detti "glacier bond").
Con il fallimento delle tre banche che costituivano il sistema bancario del paese, è crollato il sistema finanziario dell'Islanda, l'inflazione è salita in novembre al 17% e la moneta si è fortemente svalutata (fino al 35% in meno): tutto questo ha gettato nel caos il commercio e creato una situazione drammatica per un paese isolato che vive d'importazioni.
Dopo aver provato senza successo a chiedere un prestito alla Russia, il governo islandese non ha avuto altra scelta che affidarsi al Fondo Monetario Internazionale.
L’Islanda ha ottenuto il 20 novembre un prestito di oltre 2 miliardi dal FMI a cui si sono poi aggiunti 5 miliardi dalle banche centrali scandinave e del Giappone.
L'Islanda ha dovuto accettare le condizioni imposte dal FMI e ristrutturare l’economia interna.
Il prestito dove essere restituito al FMI entro il 2016, in cinque rate (di cui le prime due sono state già saldate, una anche in anticipo rispetto alla scadenza).

Il caso Icesave

icesave Il fallimento delle tre banche nazionali (e di tutta l'economia) dell’Islanda ha trovato nel 2008 poco spazio nelle cronache, impegnate a raccontare l’esplosione dei mutui subprime americani e l'inizio della crisi globale, ma i fatti successivi hanno destato una vasta attenzione per la loro singolarità, anche se spesso sono stati descritti in modo esagerato.
Per comprendere la disputa internazionale sollevata dalla Icesave, bisogna sapere che, in base ad accordi europei cui aveva aderito anche l'Islanda, in ogni nazione, un fondo di garanzia deve garantire, almeno fino ad un certo importo, i risparmiatori (non gli investitori) in caso di fallimento di una banca.
Il 7 ottobre 2008, il governo islandese é intervenuto rilevando la Landsbanki e garantendo - senza alcuna limitazione - i depositi dei risparmiatori nazionali, ma non quelli della banca on-line Icesave, emanazione della Landsbanki, che, nel Regno Unito dal 2006 e nei Paesi Bassi dal 2008, aveva raccolto risparmio on-line, promettendo un interesse del 5%.
darling
Lo stesso giorno, nella riunione dell'Ecofin, i ministri delle finanze dei paesi europei, decidevano di elevare a 50.000 euro a persona, la garanzia statale minima sui depositi nei propri paesi e, il giorno dopo, 8 ottobre, Alistair Darling, cancelliere dello scacchiere del Regno Unito, onde evitare il panico finanziario e un possibile contagio della crisi, ha annunciato che il suo governo avrebbe ripagato interamente i risparmiatori inglesi che avevano investito nella Icesave (per un totale di circa 4 miliardi di euro), attingendo dalle riserve nazionali e premunendosi attraverso il congelamento dei beni inglesi della Landsbanki utilizzando la legge "Anti-Terrorism, Crime and Security Act".
Al momento del collasso economico, il fondo di garanzia islandese per i depositi bancari, aveva riserve solo per circa 68 milioni di euro, del tutto insufficienti per coprire le richieste dei 400.000 risparmiatori inglesi ed olandesi, coinvolti nella bancarotta della Landsbanki-Icesave.
Per questo, il 27 ottobre, il governo islandese ha dichiarato l'incapacità di restituire i depositi per le parti estere della Landsbanki, sostenendo di non avere responsabilità in quanto la banca era un'azienda privata.

icesave Quindi il fallimento della banca islandese Landsbanki danneggiava solo gli investitori esteri e non quelli locali, i cui depositi erano garantiti, peraltro senza alcun limite; da questa discriminazione è derivata una disputa internazionale, che ha contrapposto l'Islanda al Regno Unito ed all'Olanda.
Secondo Regno Unito e Olanda, in base agli accordi dello Spazio Economico Europeo, l'Islanda aveva l'obbligo di risarcire di almeno 20.000 ogni cittadino straniero e non poteva avere comportamenti discriminatori verso gli investitori stranieri.
Un accordo di massima è stato raggiunto il 16 novembre 2008, con la mediazione della Francia e dell' Unione europea: l'Islanda ha accettato di garantire i risparmiatori inglesi e olandesi, mentre il Regno Unito ei Paesi Bassi avrebbero prestato i soldi necessari al Fondo di garanzia.
Tuttavia, i termini esatti del rimborso del prestito non sono stati definiti, così i negoziati sono proseguiti, finché il 5 giugno 2009 sono stati raggiunti degli accordi bilaterali con il Regno Unito e l'Olanda, definendo gli importi delle passività (2,3 miliardi di sterline nel Regno Unito e 1,2 miliardi di euro nel Paesi Bassi), e concordando che il denaro sarebbe stato restituito tra il 2017 e il 2023, cioè dopo il rimborso del prestito del Fondo Monetario Internazionale.
Ma i cittadini islandesi non erano d'accordo sull'accollarsi un debito di 3,8 miliardi di euro (quasi 12.000 euro a persona) per ripagare i debiti esteri della Icesave, e con 60.000 firme chiesero un referendum (il primo in Islanda dal 1944), tenutosi il 6 marzo 2010, vinto con il 98% dei voti, con una partecipazione del 63% degli aventi diritto.
In seguito a questo risultato sono state  rinegoziate le condizioni e il Parlamento ha approvato, con netta maggioranza, un nuovo accordo, meno pesante per l’Islanda, che stabiliva il pagamento del debito della Icesave nel periodo compreso tra il 2019 e il 2046, con un interesse del 5,5%.
Il Presidente, Olafur Ragnar Grimsson, ha rifiutato di firmare quanto deciso dal parlamento e, dando retta alle petizioni cittadine, ha convocato un nuovo referendum.
I no sono prevalsi di nuovo anche se per il 60%, con una partecipazione del 75% degli aventi diritto.
Regno Unito e Olanda si sono rivolte alla  EFTA Associazione Europea di Libero Scambio.
Il 10 giugno 2011, l’ EFTA ha chiesto al Governo islandese il pagamento di tutto il debito, ma il Parlamento islandese all'unanimità ha confermato l'intenzione di rispettare quanto espresso dal referendum.
L'Islanda ritiene che la garanzia sui depositi si applichi nel caso di fallimento di una banca non di tutto il sistema e comunque oggi ritiene che le partecipazioni estere della Landsbanki (incluse quelle inglesi congelate fin dal 2008)  possano coprire tutto il debito ed ha avviato le procedure per rimborsare i risparmiatori inglesi ed olandesi.
Comunque è ancora aperto un procedimento presso il tribunale dell'EFTA (EFTA Court: Case E16/11) e si attende entro la fine del 2012 la decisione della corte.

Dalla protesta alla nuova costituzione

Nel novembre 2008, una ventina di persone hanno iniziato a radunarsi tutti i sabati a Reykjavík per protestare contro il Governo.
Nel gennaio 2009, i manifestanti sono diventati centinaia, migliaia, radunati davanti al Parlamento per tirare uova, gridare slogan e protestare a oltranza, giorno e notte, con 5 richieste:
- dimissioni del Governo
- dimissioni del Direttore della Banca Centrale
- dimissioni del Direttore della FME (l’autority finanziaria nazionale)
- nuove elezioni
- riforma della Costituzione, per incorporare le lezioni apprese dalla crisi.
Inizialmente, il governo ha negato ogni responsabilità della crisi, anche se le banche islandesi, già pubbliche, erano state privatizzate e fortemente sostenute nella loro crescita (in un sogno collettivo di far diventare l'Islanda una Svizzera in mezzo all'Atlantico), senza la necessaria vigilanza e gli opportuni regolamenti bancari, con governo, banca centrale e autorità finanziaria a spronare le banche piuttosto che a controllarle.
Con l'inflazione alle stelle e l'economia in ginocchio, le proteste dei cittadini hanno infine ottenuto quanto richiesto: sono state indette le elezioni anticipate, è stato sostituito il Direttore della FME e il 26 gennaio 2009 si è dimesso il governo.

Sempre nel 2009, il 9 dicembre, Daniel Thordarsson, già asset manager, e Stefnir Ingi Agnarsson, già broker di borsa, entrambi della banca Kaupthing, sono stati condannati a otto mesi di prigione dal Tribunale di Reykjavík.
 
Il 27 novembre 2010 sono state indette le elezioni da cui sono risultati eletti i 25 cittadini che hanno avuto il compito di formulare la bozza della nuova Costituzione. L'affluenza alle urne fu piuttosto bassa, meno del 36% degli aventi diritto si recarono a votare, e scelsero tra 522 candidati liberi da ogni affiliazione politica.
Gli unici due vincoli per la candidatura, a parte quello di essere liberi dalla tessera di qualsiasi partito, erano quelli di essere maggiorenni e di disporre delle firme di almeno 30 sostenitori.
La "Consulta Costituzionale" (Stjórnlagaráð) eletta era composta da docenti universitari, avvocati, giornalisti ed anche da un sindacalista, un contadino, un pastore e un regista.
Al termine dei propri lavori, il 29 luglio 2011 il movimento ha presentato al Parlamento islandese un progetto nel quale sono confluite la maggior parte delle linee-guida prodotte tramite una discussione collettiva via internet e nel corso delle diverse assemblee del movimento che hanno avuto luogo in tutto il Paese.
La riforma costituzionale, dopo essere stata approvata da un referendum popolare il 20 ottobre 2012, è attualmente sottoposta al vaglio del parlamento che la dovrà discutere e approvare entro le elezioni della primavera 2013.

FONTI (Islanda)

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http://en.wikipedia.org/wiki/Glitnir_bank
http://en.wikipedia.org/wiki/Kaupthing_Bank
http://en.wikipedia.org/wiki/Landsbanki
http://en.wikipedia.org/wiki/Icelandic_loan_guarantees_referendum,_2010
http://en.wikipedia.org/wiki/Icelandic_loan_guarantees_referendum,_2011
http://www.mfa.is/tasks/icesave/timeline/
http://www.effedieffe.com/ Islanda: chi l'ha rovinata di Maurizio Blondet
http://www.isoladeicassintegrati.com/tag/kaupthing/ di Marco Nurra
http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/7851853.stm - Timeline: Iceland economic crisis
http://online.wsj.com/article/ Iceland Borrows $2 Billion From IMF - The Wall Street Journal
http://www.valigiablu.it/doc/480/la-rivoluzione-in-islanda-si-chiama-democrazia.htm di Arianna Ciccone