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2008 - IRLANDA: la crisi della tigre celtica


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la tigre celtica

Dal 1995 al 2007 l'Irlanda conobbe una rapidissima espansione finanziaria: da terra di emigranti, da sempre povera e subalterna alla ricca Inghilterra, l'Irlanda si trasformò in una nazione benestante, ricca di attrattiva per chi era in cerca di nuove opportunità, guadagnandosi l'appellativo di "tigre celtica".
folletto irlandese L’ascesa economica era incominciata all’inizio degli anni‘90.
I fattori decisivi della crescita furono: un'efficace riduzione della spesa pubblica con tagli ad enti pubblici, modeste riduzioni delle imposte sul reddito, aumenti salariali, stanziamento di sussidi alle imprese high-tech, una tassazione favorevole agli investimenti esteri (10-12,5%) e, infine, un assiduo investimento in capitale umano nel corso degli ultimi decenni, così da avere una forza lavoro di lingua inglese e cultura anglosassone ben preparata e con livelli d’istruzione addirittura migliori di quelli presenti negli USA e nel Regno Unito.
Questi fattori hanno portato varie società multinazionali ad utilizzare l’Irlanda come piattaforma di esportazione per servire l’Europa e altri mercati (ad esempio, Google).
L’occupazione è così cresciuta da 1,1 milioni di occupati la fine degli anni ottanta a 2,1 milioni nel 2007 (+91%).
Nel 2008 il Paese aveva il secondo Pil pro capite più alto dell'UE.
Ma molti aspetti strutturali ed economici del paese riflettevano ancora il suo passato povero: ad esempio le scarse infrastrutture stradali, i limitati servizi di trasporto pubblico e, in particolare il settore abitativo soprattutto in rapporto alle nuove esigenze demografiche, con una popolazione in crescita, non più emigrante e con un miglior reddito.

Irish property bubble

Nuove case e nuovi quartieri furono costruiti in pochissimi anni: passando da 1,2 milioni di abitazioni nel 1991 a 1,9 milioni nel 2008.
Con un’economia in costante crescita e in piena occupazione, molti dei lavoratori impiegati nel settore edile venivano dall’estero, in particolare dai nuovi paesi orientali della Ue come la Polonia; nel 2007 il settore edilizio-immobiliare occupava il 13,3% della forza-lavoro, la più alta percentuale nei paesi europei.
La continua crescita della domanda di abitazioni, supportata da una riduzione delle imposte sul reddito, i facili crediti ottenuti dal settore bancario, l’alta redditività degli immobili portarono ad un continuo aumento nella costruzione di abitazioni e dei loro prezzi, con un’economia sempre di più dipendente dal settore edilizio.
La situazione di squilibrio del mercato ha portato ad una sopravvalutazione del prezzo delle abitazioni di oltre il 30% intorno al 2006-2007.

La crisi scoppiò nel settembre 2008.
Gli effetti furono devastanti: il Paese precipitò in una recessione del 7,5 per cento e il tasso di disoccupazione balzò al 13,8 per cento nel 2009; il deficit pubblico aumentò da 33,6 a 40,46 miliardi di euro.
Lo stato è intervenuto più volte con piani di salvataggio delle banche, facendosi garante del debito totale di ben sei istituti di fronte alle altre banche europee creditrici.
Il debito delle banche è diventato così dello stato, il quale è passato in quattro anni dall'avere un debito pubblico del 25 per cento del Pil, ad uno del 108.
il governo irlandese chiese l'aiuto del Fondo Monetario Internazionale, e fu approntato un piano di aiuti, suddiviso in una serie di tranche (l'ultima è stata versata sul finire del 2012).
Ma il prezzo pagato è stato alto.
A fare le spese della ricetta di austerità pianificata dal FMI sono stati i sussidi di disoccupazione, i dipendenti pubblici (i cui stipendi sono stati decurtati del 10 per cento), i servizi, lo stato sociale in genere (spesa ridotta di 2,8 miliardi entro il 2014), aumento dell'IVA e un'imposta universale di 100 euro su tutte le case.
La manovra nel suo complesso ebbe una portata di 15 miliardi di euro.

Le banche

bank of ireland Nel 2000 le banche islandesi furono privatizzate e deregolamentate e così si indebitarono "allegramente" fino a 12 volte il PIL del paese.
Dopo la crisi del 2008 il governo irlandese ha dovuto nazionalizzare completamente 4 banche (Anglo Irirh Bank, Allied Irish Bank, EBS e INBS) ed intervenire con una partecipazione in un quinto istituto (Bank of Ireland) lasciando una sola banca privata (Irish Life & Permanent).

Anglo-Irish Bank

Nel 2008, la banca irlandese era fortemente esposta sul mercato immobiliare (prestiti ai costruttori e mutui) per cui è stata pesantemente coinvolta dal crollo del mercato immobiliare.
Per evitarne il fallimento, il governo Irlandese è intervenuto nel gennaio 2009 prevedendo un impegno di 4 miliardi di euro, per poi nazionalizzarla e sopportarne i debiti, con una spesa totale di 29,3 miliardi di euro.
Dopo la nazionalizzazione sono emerse pratiche non lecite (prestiti ad alcuni azionisti ed agli stessi alti dirigenti per comprare quote azionarie della banca).
Ma i vertici dell'Anglo-Irish Bank ingannarono il governo e i contribuenti irlandesi, come emerso dalle indagini compiute su una serie di registrazioni telefoniche. Alla fine, l’operazione è costata quasi 30 miliardi ai contribuenti irlandesi.
le ultime parole famose ...
Nel 2007 Oliver Wyman, società di consulenza finanziaria filiale di Marsh & McLennan, in un lavoro pubblicato in concomitanza con il World Economic Forum di Davos, aveva indicato la Anglo Irish Bank come la migliore banca al mondo !

FONTI (Irlanda)

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http://www.homolaicus.com/economia/irlanda.htm
http://www.ilcambiamento.it/crisi/irlanda_crisi_rivoluzione_verde_inganno.html
http://en.wikipedia.org/wiki/Anglo_Irish_Bank#cite_note-16
http://it.euronews.com/2013/06/25/anglo-irish-bank-il-silenzio-dei-vertici-sul-buco-del-2008