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2007 - 2008 : la crisi dei mutui subprime - 5 -

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Finalmente qualcuno paga

A oltre dieci anni dalla crisi dei subprime e dal collasso del mercato immobiliare americano che ha innescato il più grande terremoto finanziario ed economico del Dopoguerra, anche l'agenzia di rating Moody's paga il conto.
Accusata di avere, negli anni che hanno portato alla grande crisi del 2008, gonfiato il rating di mutui ipotecari molto rischiosi e di averne sottovalutato i pericoli, l'agenzia internazionale ha accettato di patteggiare e di versare circa 864 milioni di dollari.
Si tratta dell’ultimo colpo di coda dell’amministrazione Obama, che ha tentato di porre un argine all’onnipotenza delle agenzie di rating che hanno causato gravi ferite all’economia globale.
Nel 2015 è stata l'agenzia Standard & Poor’s ad essere condannata a pagare 1,5 miliardi di dollari per la stessa ragione.
Deutsche Bank e Credit Suisse hanno patteggiato rispettivamente una sanzione da 7,2 miliardi e da 5,2 miliardi di dollari con il governo degli Stati Uniti per rendere conto dei titoli tossici garantiti da mutui protagonisti della grande crisi del 2008.
Il Dipartimento della Giustizia aveva originalmente chiesto a Deutsche Bank il pagamento di una multa da 14 miliardi, che avrebbe messo in dubbio la sopravvivenza stessa dalla grande banca europea; ma era divenuto rapidamente chiaro che il negoziato in corso tra le parti avrebbe probabilmente portato a una significativa riduzione della cifra.
In tutto le multe comminate ammontano a 200 miliardi di dollari, circa il 10% dei prodotti tossici spacciati sul mercato prima della crisi finanziaria.
Barclays, altro totem finanziario, ha invece deciso di sfidare la sorte e andare a processo.
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E le regole ?

Volcker rule (Dodd-Frank)

Nel luglio 2010, dopo una lunga battaglia politica, il Congresso statunitense ha approvato la legge "Wall Street Reform and Consumer Protection Act", comunemente detta Dodd-Frank dai senatori che l'hanno proposta, che entrerà in vigore a partire dal luglio 2012.
La "Dodd-Frank" ridisegna il teatro della finanza americana e, tra l'altro, riprende la proposta detta "Volcker rule" dal nome di P. Volcker (ex presidente della Federal Reserve).
La nuova legge infatti limita drasticamente l'attività speculativa delle banche di deposito: queste non possono investire oltre il 3% dei propri capitali in transazioni in borsa, investimenti in derivati e partecipazioni in hedge fund; così facendo si vuole proteggere i risparmiatori e scongiurare un nuovo crack bancario, come quello della crisi dei subprime.
Le lobbies bancarie però si oppongono alla Dodd-Frank ed alcuni esponenti repubblicani ne chiedono espressamente l'abrogazione, sebbene la nuova normativa preveda un rafforzamento dei poteri della Federal Reserve, maggiore responsabilizzazione delle agenzie di rating, standard più solidi di capitalizzazione per le banche e - per la prima volta - un'ampia regolamentazione dei derivati over-the-counter, con l'obbligo per molti derivati di essere scambiati su piattaforme regolamentate.
Infine sono previsti maggiori poteri d'intervento nei confronti di istituzioni finanziarie “di importanza sistemica” per l'intero sistema finanziario statunitense  e modalità d'intervento con limiti ad aiuti pubblici per il loro salvataggio.
Il Dodd Frank Act, varato per combattere speculazioni ed eccessi, nonché la conclamata impunibilità delle agenzie, potrebbe essere abrogata, o quanto meno depotenziata, dalla nuova amministrazione Trump, che ha promesso maggiore deregolamentazione per il settore finanziario.

FONTI (2007-2008)

logo ● Se riparte lo scontro sulle regole di wall street - Massimo Gaggi - Corriere della Sera 13.5.2012 pag 19
● www.dazebao.org - Riforma di Wall Street. Legge Dodd Frank sul tavolo di Obama di Antonio Fossa
● http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-12-23/deutsche-bank-paghera-multa-$72-miliardi-titoli-tossici-usa-barclays-denunciata-061026.shtml?uuid=ADdSDKJC
● http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2017-01-14/rating-subprime-gonfiati-moody-s-multata-864-milioni-dollari
● http://economia.diariodelweb.it/economia/articolo/?nid=20170118_401639