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2007 - 2008 : la crisi dei mutui subprime - 1 -

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2007-2008: cronaca della crisi

La crisi inizia nel 2007: il 5 febbraio dichiara bancarotta la Mortgage Lenders Network USA Inc., società finanziaria operante nel settore dei mutui subprime (mutui a basse garanzie perché sottoscritti da persone con reddito inadeguato).
Poco dopo è la volta di Accredited Home Lenders Holding e di Home Mortgage, della New Century Financial Corporation, di DR Horton, della Countrywide Financial e della Nova Star.
Intanto, il 27 febbraio 2007, la Freddie Mac, una delle due agenzie para-governative, ha deciso di non acquistare più mutui subprime.
Nel maggio 2007 la Bear Stearns, banca di investimento globale e pioniere della cartolarizzazione dei mutui subprime, ha chiuso due suoi hedge funds.
Nell'agosto 2007, ha dichiarato fallimento la società finanziaria immobiliare American Home Mortgage Investment e la Lehman Brothers ha chiuso BNC Mortgage, la sua banca dedicata ai prestiti subprime, eliminando 1.200 posti di lavoro in 23 sedi.
Nel dicembre 2007, la Morgan Stanley comunica una svalutazione del suo capitale di 9,4 miliardi e l’entrata nella società della China Investment Corporation, il fondo sovrano della Cina, con un capitale di circa 5 miliardi di dollari.
Anche la Citigroup effettua un'operazione analoga, inserendo 7,5 miliardi di dollari del fondo sovrano di Abu Dhabi nel proprio capitale, mentre la banca cinese Citic investe un miliardo di dollari in Bear Stearns.
Nel gennaio 2008 la Citigroup rende nota una perdita di 9,8 miliardi di dollari ed il conseguente taglio di oltre 20.000 posti di lavoro e il ricorso a finanziamenti esteri per altri 14,5 miliardi di dollari (in parte dai fondi sovrani di Kuwait e Singapore).
In Francia la Societè Generale, annuncia 2 miliardi di svalutazioni legate ai mutui subprime degli Stati Uniti.
All’inizio di marzo salta una filiale del gruppo Carlyle.
A metà del mese di marzo, il fallimento della Bear Stearns viene evitato, con l’assenso della Federal Reserve, dalla maggiore banca USA, la JP Morgan, dapprima con un prestito d’emergenza e dopo con la completa acquisizione.
Nel settembre 2008 però Fanny Mae e Freddie Mac, due società para-statali (che non concedono mutui, ma li comperano, li assicurano, li impacchettano e li cartolarizzano, per poi rivenderli agli investitori sotto forma di titoli, garantendo così più del 50% dei mutui americani per un valore di circa 5000 miliardi di dollari), dichiarano perdite per diversi miliardi di dollari.
Il fallimento di Fannie Mae e Freddie Mac potrebbe provocare conseguenze disastrose sull’intero sistema finanziario: per questo, nel primo week-end di settembre, il ministro del Tesoro del governo Bush, Henry Paulson, annuncia la loro nazionalizzazione.
Il 15 settembre 2008, Merrill Lynch, in difficoltà, è acquistata da Bank of America per circa 50 miliardi di dollari.
Lo stesso giorno, le istituzioni statunitensi lasciano invece fallire la Lehman Brothers Holdings Inc., società fondata nel 1850, attiva nei servizi finanziari a livello globale ed una delle più importanti del mercato dei titoli di stato statunitense.
La bancarotta (“Chapter 11” della legislazione americana) della Lehman Brothers produce un crac di oltre 600 miliardi di dollari, il “buco” maggiore nella storia della finanza mondiale.
Il fallimento della Lehman Brothers scatena il panico sui mercati: l’indice della borsa americana, il Dow Jones, perde 504 punti, segnando la caduta più grave registrata dall’11 settembre 2001.
Pochi giorni dopo, AIG, una delle più grandi compagnie assicurative del mondo, rischia il fallimento per contratti derivati legati all’andamento del mercato immobiliare; la bancarotta è evitata solo grazie all'intervento della Fed, che fornisce un prestito di 85 miliardi di dollari in cambio di circa l’80% del capitale azionario.
La radicale crisi di fiducia dei depositanti e degli azionisti verso le banche, che in alcuni giorni si manifesta in vere e proprie ondate di vendite da panico, causa il peggioramento delle borse: il Dow Jones perde altri 449 punti, gli hedge funds sono travolti da un ondata di riscatti che in pochi mesi supera i 150 miliardi di dollari.
La crisi dei mutui sub-prime coinvolge in maniera massiccia tutti i mercati finanziari che in poche settimane perdono tutti i guadagni dell'anno: le borse europee perdono oltre 300 miliardi di euro di capitalizzazione.
A ciò si accompagna una crisi del credito, determinata dal clima di pessimismo e di diffidenza tra le stesse banche (per cui aumentano i tassi interbancari), che porta in breve tempo alla carenza di liquidità nel sistema economico.
La crisi dei mutui in pochi mesi colpisce anche l'economia reale provocando recessione, caduta degli investimenti e dei redditi ed il crollo dei consumi.
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All'origine della crisi: i mutui sub-prime

La crisi del 2007 è iniziata dai mutui subprime concessi dalle banche specialmente negli Stati Uniti.
Il mercato dei mutui negli Stati Uniti è di circa 10mila miliardi di dollari.
I subprime ammontavano a circa 1.600 miliardi, pari a circa il 16% del totale, e sono esplosi dopo il 2001 arrivando a superare i 5 milioni di contratti, contro circa 600 mila di appena cinque anni prima.
Le banche americane, negli anni precedenti e specialmente nel 2004-2005, hanno offerto mutui anche a chi non aveva un reddito sufficiente per pagare le rate, né garanzie (immobili o attività finanziarie) e a volte nemmeno un lavoro certo: un mercato chiamato “ninja: no income, no job or assets”, cioè mutui concessi a persone che non avevano un reddito, un lavoro o titoli da dare come garanzia.
Il ragionamento delle banche è stato: anche se questi mutui sono a rischio, sono garantiti dall’abitazione, il cui valore è in aumento, dato che il mercato immobiliare dal 2000 è in continua crescita.
Così le banche hanno concesso mutui per l’intero costo dell’abitazione (e a volte anche oltre) e con importi delle rate anche maggiori al terzo del reddito.
Anche le famiglie, che contraevano mutui per importi difficilmente sostenibili, avevano la convinzione che, se non ce l’avessero fatta a pagare le rate, avrebbero potuto rivendere l’abitazione ad un prezzo maggiore di quello pagato, essendo il mercato in forte crescita.
In effetti, i prezzi degli immobili erano aumentati dell’85 percento tra il 1997 e il 2006, e in diverse aree degli Stati Uniti, anche raddoppiati in 5 anni, prestandosi a lucrose compravendite a breve periodo.
L’aumento dei prezzi delle case spingeva la richiesta dei mutui: in altre parole, solo una parte di chi richiedeva un mutuo necessitava di comprare un prima casa, altri si indebitavano per rivendere al doppio dopo 4-5 anni.
Prestare soldi ad una categoria a rischio comporta però un rischio maggiore per chi presta il denaro, pertanto i mutui subprime avevano un tasso di interesse superiore a quello del mercato della clientela migliore, cosiddetta “prime”; quindi questi mutui erano molto redditizi per le banche.
Inoltre le banche, non volendo attendere il rientro dei mutui già concessi, avevano bisogno di disporre di altro denaro per concedere ulteriori mutui, di cui c’era molta richiesta e così, all’inizio del 1990 avviarono una pratica chiamata cartolarizzazione, che consiste nel vendere i crediti, in questo caso immobiliari, sotto forma di obbligazioni (ad un prezzo un poco inferiore al valore dei mutui).
Le Mbs, o mortgage backed securities da cartolarizzazione di mutui subprime, erano pari a 18,5 miliardi nel 95 e a fine 2005 a 507,9 miliardi.
Alla fine di giugno 2004, la Fed, ha deciso di aumentare i tassi d’interesse, ma le banche hanno avviato nuovi strumenti che (per un certo periodo) hanno sostenuto la bolla immobiliare, rivolgendosi alle famiglie povere.
Gli espedienti sono stati essenzialmente due: il primo, per facilitare l’accesso al mutuo hanno offerto rate caratterizzate da tassi d’ingresso particolarmente bassi nei primi anni, ma destinate a salire vertiginosamente una volta terminato il periodo iniziale.
Secondo, hanno aumentato i mutui subprime, il cui valore dal 2003 al 2007, è cresciuto da 332 a 1.300 miliardi di dollari.
Ma in seguito sono accaduti due eventi, che hanno cambiato la situazione.
All’inizio del 2007 la domanda immobiliare è diminuita e quindi la crescita dei prezzi delle abitazioni ha subito un rallentamento, mentre sono aumentati gli importi delle rate dei mutui subprime, per lo più a tasso variabile e inizialmente bassi.
L’aumento degli importi delle rate ha fatto sì che molti americani non sono più riusciti a pagare le rate dei mutui (nel primo trimestre del 2007 il 14% dei detentori di mutui subprime) provocando un massiccio aumento dei pignoramenti da parte delle banche (1,7 milioni di abitazioni nel solo 2007).
Inoltre negli Usa è possibile interrompere il rapporto di mutuo, mettendo a disposizione della banca l’immobile di garanzia.
L’offerta di vendita delle case pignorate (o “restituite”) che si è riversata sul mercato, ha contribuito a far deprimere ulteriormente i prezzi degli immobili, che sono crollati del 30-40%.

lehman brothers fallisce