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La composizione del PIL

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Anche se il PIL (Prodotto Interno Lordo) è solo una misura approssimativa del benessere di un paese, è comunque il principale indicatore dell'economia di una nazione: la dimensione dell'economia di una nazione (il PIL) è il valore totale della produzione di beni e servizi.
I beni e servizi prodotti, incontrando la domanda vengono venduti, quindi (in condizioni di equilibrio) la produzione coincide con il reddito, che si distribuisce in forma di salari e stipendi, rendite e profitti; ecco perché il PIL esprime la ricchezza economica di una nazione.
Il PIL sintetizza complessi rapporti economici,
riassumibili nella formula:

PIL = C + I + G + NX

PIL
Questa formula esprime un concetto base: al PIL, cioè alla produzione di beni e servizi nel paese in un anno, corrisponde una domanda, domanda (o spesa) che può essere suddivisa in quattro settori:
("C") i Consumi privati (beni e servizi comprati dai consumatori),
("I") le spese per Investimenti delle imprese,
("G"), la spesa pubblica (beni e servizi) effettuata dal Governo e dagli enti pubblici ed infine
("NX" da Net Export") il saldo della bilancia commerciale tra esportazioni e importazioni, dove le esportazioni vanno ad aggiungersi alla domanda accrescendo il PIL, mentre le importazioni lo diminuiscono.
Da notare che nella voce "spesa pubblica" non rientrano le spese della pubblica amministrazione per trasferimenti di denaro (pensioni, sanità ecc.), che confluiscono nei consumi, e nemmeno il pagamento degli interessi sul debito pubblico.

La composizione del PIL italiano

Negli ultimi 10 anni, la spesa per i consumi delle famiglie (G) (che include anche i salari e gli stipendi che le aziende pagano per i lavoratori) ha costituito il 58-61% del PIL italiano, mentre la spesa delle imprese per impianti e macchinari ha contribuito per il 18-21% del PIL, la spesa pubblica ha rappresentato il 19-22% del PIL, mentre la bilancia commerciale, ha oscillato tra il saldo positivo (1% del PIL) e negativo (-2% del PIL).
Le variabili che compongono il PIL sono influenzate in maniera diversa da altri fattori.
PIL, il reddito, viene in parte consumato e in parte risparmiato; il risparmio è poi canalizzato in investimenti (che però possono indirizzarsi anche verso investimenti esteri e non produrre PIL nazionale, così come gli investimenti esteri possono indirizzarsi all’interno e contribuire al PIL nazionale).
C, i consumi, variano secondo il reddito disponibile, ovvero il PIL tolte le tasse, ma se aumenta il reddito disponibile non tutto l'aumento si traduce in consumi, una parte viene risparmiato.
I, la spesa per investimenti aumenta quando aumentano le vendite e quando sono bassi i tassi d'interesse (e quindi il denaro preso in prestito costa di meno), mentre cala se si è prodotto più di quanto si vende, accumulando scorte (che non costituiscono PIL perché invendute) o se sono alti i tassi d'interesse.
G, la spesa pubblica, è decisa dal governo, può essere finanziata dalle tasse, o da vendite di beni pubblici, o tramite l'indebitamento sul mercato finanziario: l'aumento delle tasse, riduce il reddito disponibile e quindi i consumi, il debito pubblico comporta interessi da pagare e quindi altre tasse.

La spirale recessiva

Cosa succede se si è prodotto troppo rispetto alla domanda di beni e servizi:
1) le aziende accumulano scorte invendute, quindi riducono gli investimenti (finalizzati ad una maggior produzione) e riducono il personale; 
2) diminuendo l'occupazione diminuisce il reddito disponibile per i consumi;
3) gli economisti conservatori affermano che la diminuzione dei prezzi riporta in equilibrio il sistema, ma in realtà difficilmente la diminuzione dei prezzi compensa la riduzione del reddito disponibile per i consumi e quindi:
4) si riduce la domanda e diminuisce ulteriormente la produzione.


In definitiva il governo per modificare il PIL può intervenire sulla politica fiscale (tasse), sulla spesa pubblica per investimenti o sui trasferimenti di denaro (pensioni, ecc) che confluiscono nei consumi.
Mentre la politica monetaria (tasso d'interesse) è oggi di competenza della BCE.

FONTI

logo http://www.academia.edu/1744117/MACROECONOMIA di Antonio Lopolito
La Macroeconomia: l’offerta e la domanda aggregata di Giuseppe Travaglini Università di Urbino
http://dati.istat.it - Principali aggregati del Prodotto interno lordo